Omelia del Vescovo di Cefalù
S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante
Domenica della Palme
Basilica Cattedrale
Cefalù, 29 marzo 2026
Carissimi fratelli e sorelle,
Lasciamoci provocare dalla Domenica delle Palme.
Non restiamo spettatori. Non leggiamo questa pagina come un racconto lontano.
La Domenica delle Palme ci riguarda, ci smuove, ci mette davanti a uno specchio.
In quella folla che acclama e poi rifiuta, ci siamo anche noi.
Guardiamo quella scena: Gesù entra a Gerusalemme e la città esplode di entusiasmo. I rami agitati, i mantelli stesi e le voci che gridano “Osanna”.
È festa, è attesa; è speranza. Ma non fermiamoci alla superficie. Dentro quella gioia c’è già una frattura, una verità scomoda: lo stesso cuore che oggi accoglie, domani può rifiutare.
Non illudiamoci di essere diversi.
Il Vangelo non racconta la folla per giudicarla, ma per svelarci. Il nostro cuore è capace di slanci sinceri, ma anche di incoerenze profonde. Siamo capaci di cercare Dio, ma anche di allontanarlo quando non corrisponde a ciò che ci aspettiamo.
Accettiamo questa verità: il nostro cuore è instabile. E proprio per questo ha bisogno di essere convertito.
Non costruiamoci un Dio a nostra misura.
Fermiamoci e chiediamoci: quale Dio stiamo aspettando?
La folla di Gerusalemme attendeva un liberatore forte, un re potente, uno che cambiasse la storia con la forza.
E Gesù arriva, sì, ma non come lo immaginavano. Non cavalca un cavallo da guerra, ma un asino.
Non impone, non conquista, non domina. Si presenta umile.
Questo è lo scandalo. Non tanto che Dio venga, ma che venga così.
Anche noi rischiamo di fare lo stesso errore. Cerchiamo Dio, ma secondo le nostre categorie: un Dio che risolve, che protegge, che conferma, che ci dà ragione.
Un Dio che entra nei nostri schemi. Ma quando Dio rompe questi schemi, quando non agisce come vogliamo, allora nasce la delusione.
Non fuggiamo da questo momento. È decisivo. È lì che si gioca la verità della nostra fede.
Non cerchiamo un Dio comodo. Lasciamoci incontrare dal Dio reale.
Accogliamo un Messia che non corrisponde alle nostre aspettative.
La folla grida “Osanna”: “Salvaci!”. È una preghiera, non solo entusiasmo. Ma è una preghiera confusa, perché non ha capito davvero chi è Gesù.
E noi? Sappiamo davvero chi stiamo seguendo?
Gesù non entra a Gerusalemme per prendere il potere. Entra per donare la vita.
Non va verso un trono, ma verso la croce. Non cerca consenso, ma compie una missione. Non evita il dolore, lo attraversa.
Non inganniamoci: seguire Cristo non significa salire, ma scendere. Non significa vincere secondo il mondo, ma amare fino in fondo.
Se cerchiamo un Dio che ci garantisca successo, resteremo delusi. Se invece accettiamo un Dio che ama fino al sacrificio, allora cominceremo a comprendere.
Non siamo credenti solo nei momenti facili.
È facile gridare “Osanna” quando tutto va bene. Quando sentiamo entusiasmo, quando la fede emoziona, quando Dio sembra vicino. Ma la domanda vera è un’altra: cosa facciamo quando arriva il silenzio?
Quando Dio non risponde.
Quando la strada si fa dura.
Quando la fede non consola ma pesa.
Lì si vede la verità del nostro cuore.
Molti della folla spariranno. Non resteranno sotto la croce. Anche i discepoli vacilleranno: tradimento, paura, fuga. Non perché non amassero Gesù, ma perché erano fragili.
Non scandalizziamoci della nostra fragilità. Riconosciamola.
Ma non giustifichiamola. Non fermiamoci lì.
Scegliamo di restare.
Scegliamo una fede che resiste.
La Domenica delle Palme ci mette davanti a una scelta. Non teorica, concreta.
Vogliamo una fede che dura solo finché tutto è chiaro e luminoso?
O vogliamo una fede che resta anche quando non capiamo?
Vogliamo un Dio che ci segua?
O siamo disposti a seguire Dio?
Non possiamo restare neutrali. Ogni volta che Cristo entra nella nostra vita - attraverso una parola, un incontro, una crisi - siamo chiamati a decidere.
Accoglierlo o respingerlo.
Seguirlo o lasciarlo.
Non rimandiamo questa decisione.
Entriamo davvero nella Settimana Santa.
Non viviamo questi giorni come una tradizione vuota. Non limitiamoci a riti esterni. Facciamo un passo dentro.
Camminiamo con Cristo.
Ascoltiamo la sua parola.
Restiamo anche quando diventa scomodo.
Non fuggiamo dalla croce: è lì che si rivela il volto di Dio.
Non un Dio che distrugge, ma che perdona. Non un Dio che domina, ma che ama fino alla fine.
Questo è il punto decisivo. Ed è anche il più difficile da accettare.
Rispondiamo alla domanda.
Alla fine, resta una sola domanda. Non evitiamola:
Quando Cristo entra nella nostra vita, noi cosa facciamo?
Restiamo con Lui anche quando ci conduce sul Golgota?
Fermiamoci. Questa domanda non è del passato.
È per noi. Dobbiamo rispondere oggi.


