Discorso del Vescovo di Cefalù
S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante
Riflessione al termine della Via Crucis cittadina
Venerdì Santo
3 aprile 2026
Carissimi fratelli e sorelle, purtroppo il maltempo non ci ha permesso stasera di percorrere in processione le vie della nostra città.
Rimanendo qui raccolti, uniamoci in preghiera con il Santo Padre, Papa Leone XIV, per invocare insieme il dono della pace nel mondo.
La croce è certamente uno strumento di esecuzione; è dolore e sofferenza.
Ma facciamo attenzione: il vangelo di Giovanni ci dice che non è la croce che ha dato gloria a Gesù bensì è Gesù che ha mutato uno strumento di morte in luogo di gloria; gloria dell'amore vissuto fino al dono della propria vita.
«È compiuto» (Gv 19,30): con questa ultima parola detta sulla Croce, Gesù non ha indicato semplicemente la fine della sua vita, ma il compimento pieno della sua missione.
Il termine greco è tetélestai ed esprime il raggiungimento di uno scopo: Gesù ha portato a termine fino in fondo il progetto del Padre, donando tutto se stesso.
Chinando il capo, Egli "consegna lo spirito": offre la sua vita e insieme dona lo Spirito Santo, segno di un amore totale e definitivo.
Sulla croce si manifesta pienamente il volto di Dio: un amore che si dona senza riserve.
È il momento in cui non resta più nulla da rivelare, perché in Cristo crocifisso vediamo la verità ultima di Dio e dell'uomo. Gesù ha centrato il "bersaglio" della vita, mostrando che il contrario del peccato - inteso come fallire la meta - è amare fino alla fine.
Davanti alla croce nasce allora una domanda decisiva: qual è lo scopo della nostra vita? Gesù ci rivela che non siamo chiamati a inventarlo, ma a riconoscerlo: siamo fatti per amare. Questa è la nostra verità più profonda, il senso di ogni esistenza. Ogni scelta, ogni passo, ci conduce verso ciò che davvero amiamo; per questo il vero compimento consiste nel dirigere la vita verso l'amore autentico.
Amare, però, è un atto libero: possiamo accogliere o rifiutare questo dono.
Ma solo nell'amore vissuto concretamente, nelle condizioni della nostra vita, troviamo il senso pieno dell'esistenza. Non conta la durata della vita, ma la sua intensità e verità: arrivare al traguardo significa poter dire “ho amato”. Gesù, sulla croce, non ha sprecato la sua vita: l’ha donata completamente, indicando a noi la strada.
Questa è la redenzione: essere riorientati al vero fine, riscoprire che siamo nati per amare e per donare felicità. «È compiuto» diventa allora anche il desiderio della nostra vita: giungere a compimento nell'amore, vivere amando e, alla fine, consegnare tutto per amore.
A tutti voi, l’augurio di una Santa Pasqua.


