The diocese of Cefalù

Piazza Duomo, 10 - 90015 Cefalù (PA)

Tel. 0921 926311

segreteria@diocesidicefalu.org

segreteriagenerale@diocesidicefalu.org

l
logodacaricare
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 

facebook
instagram
youtube
whatsapp

Omelie del Vescovo (29.06.2026)

29/06/2026 15:00:00

Segreteria Vescovile

Omelie del Vescovo (29.06.2026)

Celebrazione eucaristica nel LX anniversario di ordinazione sacerdotale di Mons. Sebastiano Scelsi

Omelia del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

Celebrazione eucaristica

nel LX anniversario di ordinazione sacerdotale di Mons. Sebastiano Scelsi

 

Cefalù, 29 giugno 2026

Cappella del Seminario Vescovile

 

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

oggi la nostra comunità vive un momento di grazia straordinaria. Celebriamo infatti la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, le “colonne” della Chiesa universale, e lo facciamo stringendoci attorno a Mons. Sebastiano Scelsi nel giorno del suo 60° anniversario di ordinazione sacerdotale.

Sessant’anni di sacerdozio sono un traguardo importante: sono il segno tangibile e visibile della fedeltà di Dio.

Eppure, caro Don Sebastiano, se oggi siamo qui, in questa cappella del Seminario, è per assecondare un Suo preciso e profondo desiderio: quello di fuggire il clamore, di celebrare questo anniversario così importante lontano dalle luci dei riflettori e dalle grandi platee. È la scelta dell’umiltà, lo stile di chi preferisce il silenzio del raccoglimento e la verità degli affetti sinceri all'ostentazione. Una scelta che dice molto del Suo cuore sacerdotale e che rende questo momento ancora più autentico e fecondo.

La liturgia di oggi ci presenta due figure straordinariamente diverse, eppure unite dallo stesso fuoco:

 

- Pietro, il pescatore di Galilea, l’uomo generoso e a tratti fragile, che ha sperimentato il peso del proprio limite ma che è diventato la “roccia” su cui Cristo ha edificato la sua Chiesa.

- Paolo, il fariseo colto, il persecutore folgorato sulla via di Damasco, diventato l’apostolo delle genti, instancabile nel correre la sua gara per annunciare il Vangelo.

 

Cosa unisce due esistenze così differenti? La risposta sta nella confessione di fede che abbiamo ascoltato nel Vangelo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Non è stata la loro forza a renderli grandi, ma la forza di Colui nel quale hanno riposto la loro fiducia.

Caro Monsignore, guardando a Pietro e Paolo oggi non possiamo non rileggere i Suoi sessant’anni di ministero. Il 29 giugno 1966 Lei ha pronunciato il Suo “sì”, proprio come Pietro sulla riva del lago, e ha iniziato a correre la Sua gara, proprio come Paolo.

Da un lato Pietro, l’uomo dell’ordine e dell’istituzione, che richiama il Suo servizio in Curia e il rigore del diritto. Dall’altro Paolo, l’apostolo dal cuore universale, che richiama lo slancio pastorale e la carità vissuta accanto agli ammalati fin dagli anni degli studi a Roma presso l’Istituto Don Gnocchi, accanto ai mutilatini. Nella Sua vita, caro fratello, queste due dimensioni si sono mirabilmente fuse. Lei ha dimostrato che la norma canonica non è mai distante dalla carne sofferente dell’uomo.

Se ritorniamo con il cuore a quell’anno, non possiamo non scorgere l’abbraccio provvidenziale tra la Sua vocazione e la storia della Chiesa. Il Concilio Vaticano II si era chiuso da pochi mesi. Sulla cattedra di Pietro sedeva San Paolo VI, il Papa che con mano ferma e cuore trepidante guidava la Chiesa verso le sfide della modernità. In quel clima di primavera ecclesiale, Lei pronunciava il Suo “sì” congiungendo le Sue mani a quelle del vescovo, Mons. Emiliano Cagnoni. Un “sì” che oggi, dopo sessant’anni, risuona intatto, purificato dal tempo e fecondato dalla grazia.

La Provvidenza ha voluto che la Sua missione sacerdotale si esprimesse in modo particolare attraverso la scienza del Diritto Canonico. Proprio San Paolo VI, parlando ai canonisti, ricordava che il diritto nella Chiesa non è un freno allo Spirito, ma la garanzia della carità e dell'unità. Egli diceva che il diritto canonico altro non è che «il servizio della verità nella carità»[1]. Lei ha tradotto questa scienza in amore concreto per la nostra Chiesa locale, spendendosi per lunghi anni nel delicato e gravoso ufficio di Vicario Generale accanto a due vescovi, Mons. Rosario Mazzola e Mons. Francesco Sgalambro. È stato custode dell’unità diocesana, consigliere sapiente e collaboratore infaticabile. Lei ha esercitato l’autorità non come un potere, ma come puro spirito di servizio, imitando proprio San Pietro nel tessere la comunione tra i sacerdoti e il popolo di Dio.

Ma il Suo profilo sacerdotale rimarrebbe incompleto se, accanto all’esercizio del giurista e all’ufficio del Vicario Generale, non ricordassimo l’altare della cattedra come insegnante di religione al Liceo Mandralisca e l’altare del dolore, dove serve ancora oggi come Cappellano dell’Istituto Fondazione “G. Giglio” di Cefalù. Lì, tra le corsie della sofferenza, dove l’umanità si scopre fragile e nuda, Lei è il volto della consolazione di Cristo.

Papa Francesco scriveva a proposito degli operatori sanitari:

 

Le vostre mani che toccano la carne sofferente di Cristo possono essere segno delle mani misericordiose del Padre. Siate consapevoli della grande dignità della vostra professione, come pure della responsabilità che essa comporta[2].

 

Lei accosta ogni giorno quei letti con passo delicato, cuore aperto e dedizione infaticabile. Ascolta i silenzi, asciuga le lacrime, amministra l'unzione degli infermi e spezza il Pane della speranza per gli ammalati e per le loro famiglie. Se come canonista ha cercato la giustizia, come cappellano ha riversato l’olio della misericordia sulle ferite del corpo e dell'anima.

Sessant’anni di sacerdozio significano aver celebrato migliaia di volte il Mistero Eucaristico. San Paolo VI, nell’enciclica Mysterium Fidei[3], ci ha ricordato che l’Eucaristia è il cuore pulsante della Chiesa. Da quell’altare Lei ha attinto la forza per rimanere fedele alla Sua vocazione anche quando i venti della storia o della stanchezza soffiavano forte.

Le parole di San Paolo nella seconda lettura risuonano oggi per Lei con una forza speciale: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». Questa non è la fine della corsa, ma il momento in cui guardarsi indietro con gratitudine e guardare avanti con speranza. La corona di giustizia che il Signore riserva ai suoi servi fedeli è la certezza che sostiene ogni passo. «La grazia di Dio in me non è stata vana» (1Cor 15,10). Queste parole di Paolo siano il sigillo di questa festa.

Come Pietro, Lei è stato chiamato a confermare i fratelli nella fede. Come Paolo, si è fatto "tutto a tutti" per guadagnare a Cristo il maggior numero di persone. Ci sono state sicuramente le fatiche, i momenti di silenzio e le salite, ma oggi prevale una parola sola: Grazie!

Carissimo Don Sebastiano, tutta la nostra Diocesi oggi Le dice un "grazie" immenso.

Grazie per l’assistenza spirituale, prima all’UCIM e poi tra i Medici Cattolici.

Grazie per la Sua presidenza dell’IPAB “Regina Elena”, che grazie al Suo impegno è stata trasformata in Fondazione.

Grazie per aver retto la Chiesa della Catena in Cefalù e per la paternità che ha esercitato come Padre spirituale in Seminario e, ora, come confessore.

Tanta generosità e vitalità sacerdotale sono state riconosciute anche da Papa Benedetto XVI il 5 agosto 2006, con il conferimento dell’onorificenza pontificia di Protonotario Apostolico “supra numerum”.

Grazie per la sapienza del governo, grazie per la delicatezza del Suo ministero di medico delle anime, grazie per averci mostrato, con la Sua stessa vita, che la legge di Cristo è una via di libertà e di amore.

Affidiamo i Suoi sessant'anni di fedeltà all'intercessione dei Santi Pietro e Paolo. La Nostra Signora di Gibilmanna La protegga sotto il suo manto, insieme a suo fratello e alle sue sorelle, donandoLe ancora salute, serenità e la gioia profonda di sentirsi, oggi più che mai, servo della Chiesa e del Regno di Dio. Amen.


 

[1] Cfr. Paolo VI, Allocutio ai partecipanti al II Congresso Internazionale di Diritto Canonico, 17 settembre 1973, in Acta Apostolicae Sedis (AAS) 65 (1973), pp. 487-494. Leone XIV, Discorso ai Prelati della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, 26 gennaio 2026

[2] Francesco, Messaggio in occasione della XXX Giornata Mondiale del Malato, 10 dicembre 2021,

[3] Paolo VI, Lettera Enciclica Mysterium Fidei, 3 settembre 1965.

scelsi.jpeg
Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder