​​​​Diocesi di Cefalù | Cephaludensis Ecclesia

 

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"Chi cerca il volto di Cristo, alzi lo sguardo in alto"

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20/10/2018, 01:48

vescovo, discorsi



Discorso-del-Vescovo-Giuseppe-ai-Sindaci-dei-Comuni-Madoniti-e-ai-Rappresentanti-di-altre-Istituzioni-.


 





Carissimi,  

questo pomeriggio sono inmezzo a tutti voi col cuore ricolmo di gioia, come un vostro concittadino cheha un privilegio quasi unico: abito tutti i Comuni della Diocesi, anche i piùpiccoli, i più sperduti. Li abito ogni volta che li visito. Ogni mia giornata è scanditadalla preghiera.
In questo tempo di dialogo tra me e Dio in una sorta diviaggio virtuale raggiungo ogni comunità. Con la preghiera resto connesso, sonoonline con tutti. Lasciate che tralasci subito ogni appiglio diplomatico oformale e inizi questo incontro con una mia sincera confessione. Sono passati sei mesi dalmio ingresso come vescovo in mezzo a voi. Vi assicuro che amo il nostroterritorio, la nostra Chiesa di Cefalù articolata nelle diverse comunità parrocchiali,i nostri comuni. Per me amare è servire e, per un vescovo, il servizio partedall’ascolto.   

Papa Francesco ci ricordache un vescovo per guidare deve saper stare davanti, in mezzo e dietro algregge. Devo vivere ciò che vive il popolo di Dio. Devo sapere che qualchevolta potrò essere anche guidato dal mio popolo. Devo sapere ascoltare i fedelilaici. Quest’oggi, in modo speciale, desidero ascoltare voi sindaci che nelcampo politico, economico e sociale, potete essere anche miei maestri. Inquesti mesi ho parlato tanto di sinodalità. È una grande intuizione ripresa erilanciata dal Concilio Vaticano II. Purtroppo la si vive solo inalcuni eventi. Invece, dobbiamo farne lo stile della nostra vita ecclesiale e,permettetemi di affermare, anche civile. Oggi noi vogliamo vivere insiemeun’esperienza sinodale e solidale. Consiste, cari sindaci, nella disponibilitàad ascoltarci vicendevolmente nel rispetto più alto dei nostri ruoli ecompetenze, nel pensare, progettare, scegliere con determinazione di camminare insieme.Iniziamo insieme un camminodi analisi sulle tante emergenze del nostro territorio. Andiamo alla ricerca,investiamo sulle tante perle preziose che sono dinanzi a noi e che non vediamoperché miopi nella speranza. Attorno a noi abbiamo treperle preziose: la natura, la cultura e la tecnologia.      

natura. Ilnostro territorio si presenta splendidamente variegato per la sua conformazionegeografica. Offre risorse non indifferenti che vanno dalle alte montagne, almare, ad una fertile zona collinare. Un tale patrimonionaturalistico non solo va valorizzato ma deve diventare una risorsa lavorativaper tanti giovani che forse oggi nemmeno conoscono le potenzialità di tantaricchezza.  

-         Incentivare la conoscenza e la fruizione deipercorsi naturalistici già esistenti e dove è possibile crearne dei nuovi.  

-          Educare i nostri giovani all’utilizzo dellerisorse della terra quale fonte di sussistenza. Pensare al recupero eall’immissione nel mercato di antiche colture, di prodotti tipici.    Per questo la Diocesi è pronta a mettere ingioco i beni di sua proprietà.  

cultura. Ilnostro territorio e, in modo particolare, i nostri piccoli centri, ècaratterizzato non solo da ricchezze naturalistiche, ma anche da un patrimonioartistico e culturale. Ma affinché tutto questo sia fruibile è necessarioconvertire il turismo "mordi e fuggi" che invade le nostre coste a un turismodi qualità che preveda contemporaneamente la fruizione delle coste e laconoscenza del territorio.    

-         Creare percorsi legati al patrimonio artisticodella Diocesi (la via del Gagini, la via del Crocifisso di Fra Umile daPetralia e della sua scuola, i musei parrocchiali, comunali...).  

-         Concordare con le Parrocchie progetti checoinvolgano giovani, progetti che puntino alla conoscenza e valorizzazione deibeni di un paese.

innovazionetecnologica. La società di oggi impone che tutto confluisca in reteperché sia maggiormente conosciuto e reso fruibile, ma questo non puòprescindere dalla catalogazione, dallo studio, dalla messa in sicurezza di uningente patrimonio che contrariamente resterebbe preda di un clic occasionalesenza muovere il fruitore a una reale visione.  

È giunto il tempo di progettare insieme, osareinsieme, percorrere con determinazione i passi verso il dialogo e verso il benecomune. Favoriamo a tutti i livellila cultura dell’incontro. Ascoltiamo il grido della nostra gente che sono certonoi tutti qui presenti amiamo. Facciamoci compagni di viaggio nei sentieri diquesto tempo della storia che viviamo, dei nostri figli. Anche io sono figliodi questa terra, della nostra Sicilia. Anche io sono stato un figlio, uno trasette figli. So anche che per i genitori mettere al mondo un figlio è una gioia,crescerli è una fatica. Tanti dei nostri figli che abbiamo cresciuto con faticaci lasciano. Ed è normale che sia così. Ma tanti nostri giovani scappano dainostri comuni perché senza futuro. 

Tutto questo anch’io l’ho sperimentato.Alcuni miei nipoti sono dovuti andare in Germania perché non trovavano lavoro.Rischiavano di morire di fame.  Continuo a sperimentarlo anche oggi con una sofferenzalacerante. Leggo insieme a voi, condivido con voi la bruciante testimonianza diun giovane delle Madonie, un giovane che dopo aver conseguito due lauree, halasciato il nostro Territorio. "Quando studiavo, sia al liceo chesuccessivamente all’università, mi piaceva pensare - e ne ero certo - che avreimesso a disposizione della mia gente e della mia terra di Sicilia le miecompetenze. Gioivo all’idea che nella mia terra sarei cresciuto come uomo ecittadino e che in Sicilia sarebbero probabilmente vissuti i miei figli e ifigli dei miei figli. Oggi mi trovo in una terra in cui mai avrei pensato divivere, una terra senza il mare, ma circondata dal bianco delle montagne, incui c’è un diverso accento, in cui non vedo i volti rassicuranti che benconosco, ma in cui ho trovato ospitalità e in cui finalmente, ho dato senso aimiei studi universitari e mi sono realizzato professionalmente. Mi rattristoquando penso a come vivo la Sicilia oggi, è diventata per me solo la terradelle vacanze, del passato. Perché del passato? Perché senza lavoro non puòesserci futuro. Per nessuno!   

È la terra in cui ancoraoggi contemplo tutti i sacrifici dei miei genitori, quei sacrifici di cui io,da figlio non potrò godere, o forse godrò un giorno quando ormai, vecchio estanco, sarò nell’ultima fase della mia vita. Ma allora potrò dare ben poco aquesta terra che amo. Le mie migliori energie saranno state spese lontano". Èuna lettera che non va commentata ma che ci interroga. È un invito per noitutti a respingere ogni possibile e anche non voluta sterile forma di inerzia,di passività, di rassegnazione che potrebbe trasformare le nostre comunità insilenziosi cimiteri.  L’ho detto a Gangi nelgiorno di Pentecoste «Visitando i nostri Comuni, sento sempre parole ditristezza; C’è un popolo che vede i più giovani andare via, lasciare la propriaterra; i vecchi che muoiono e portano via la memoria; nascono meno bambini... Unpopolo che vede i vecchi lasciare questo mondo senza potere fare dei sogniperché mancano i giovani che fanno la profezia. Resteranno solo le terreabbandonate e aride; resteranno solo le mura delle case e delle chiese comemuti testimoni di un popolo dal passato glorioso che si offre all’ammirazionedi un turismo "mordi e fuggi». 

Lo dico anche a voi, cari sindaci, si verrà neinostri paesi, soprattutto quelli delle aree interne, solo per trovare idefunti. Come viviamo la desertificazione dei nostri comuni? Emigra il capitaleumano delle nostre terre, le intelligenze, i talenti, le forze. I nostri paesisprofondano.  Dialoghiamo con la storia econ il presente senza rimanere immobili. Una comunità sociale, politica, che nonriesce a donare prospettive deve sentire fortemente come una madre il pesodella sua colpa. Non offrire ai giovani prospettive di futuro significa rubareloro la speranza. Non possiamo sentirci a posto con le coscienze. Siamo tuttichiamati, anche la Chiesa, a dare ai giovani strumenti culturali per percepirequali potrebbero essere le prospettive per il domani. Come vorrei che le nostreparrocchie divenissero un centro propulsore di vita evangelica e proprio perquesto anche un centro di elaborazione culturale e di impegno sociale! Comefare perché tutti i disagi del nostro territorio, a iniziare dalla situazioneprecaria della rete viaria, possano essere convertiti in progetti? Progettinobili, puliti, onesti. 
La nostra Sicilia nei momenti di sofferenza e neigrandi passaggi culturali, come quello che viviamo, ha saputo aprire la via agrandi prospettive. Per i nostri comuni ci sono grandi prospettive per ilfuturo. Abbiamo tante risorse naturali, culturali, umane.  

Abbiamo la rete, internet, isocial network. Nelle risorse c’è la possibilità di un riscatto e di un futuro.Noi dobbiamo accompagnare e incoraggiare a investire tali risorse. Le risorsesono le nostre speranze, sono già la nostra primavera in questo gelido invernoche viviamo. Pensiamo ai tanti piccoli o piccolissimi comuni delle nostre Madonie.Non riusciamo più a trattenere i residenti. Sono il nostro primo fronte dibattaglia. Sono territori fragili. Sono i figli più malati. Hanno menocompetenze spendibili sul mercato, spesso caratterizzati da situazioni di quasitotale isolamento. Mi chiedo e vi chiedo: sono zavorre da lasciare al lorodestino senza futuro? Sono territori, persone, speranze da valorizzare ecoinvolgere in un processo di sviluppo sempre più inclusivo con la zonacostiera del nostro territorio? Perché non pensare a una possibile scuola pergiovani imprenditori, per i figli ormai pochi di queste aree interne?Alziamoci, progettiamo. Saltiamo insieme quel pungente e arrugginito filospinato del ritardo. Nei nostri paesi la lentezza è la cifra che vedo dovunquepresente.   
Scavalchiamo condeterminazione e insieme il muro di una burocrazia lenta e paludosa. Vorreicondividere con voi un progetto che già muove i suoi primi passi: il laboratorio della speranza. È un miosogno che condivido e consegno anche a voi. Possibilmente avrà bisogno delvostro sostegno, delle vostre competenze.   

Nella lettera di invito viho scritto che «Il tempo è ormai maturo per far fronte comune, superando ognisterile logica individualistica e campanilistica. Sin dall’inizio del mioministero pastorale in Diocesi ho espresso il vivo desiderio di incontrare lediverse realtà istituzionali per dialogare e condividere progetti per lacreazione di un "laboratorio della speranza"». Sogno un laboratorio in cuii nostri giovani potranno e dovranno mettere insieme le loro esperienze, idee eprogetti. Un laboratorio della speranza dove prima di tutto si dia vita e respiroa una nuova mentalità che non potrà essere quella dei perdenti, deglisconfitti, dei rassegnati, degli sfiduciati. Per dare loro la possibilità disognare con noi. Un laboratorio che, valorizzando il nostro ambiente naturale,artistico e culturale, apra le porte della speranza ai nostri comuni. Da dovesi partoriscano progetti che uccidano ogni forma di rassegnazione.

Ricordiamocelocontinuamente: la rassegnazione non ci appartiene! Educhiamoci invece a pensareche il futuro è nelle nostre radici. La speranza è nelle nostre radici.  Sto esortando i miei presbiteri a mettere adisposizione dei giovani le nostre risorse spirituali e poi anche quellemateriali. Quelle risorse e quei beni che la nostra Chiesa possiede perelaborare con loro e, possibilmente col vostro impegno, progetti che dianolavoro. Iniziamo a parlare delle cooperative sociali. Nel mese di settembresono stato a Veroli, vicino a Roma dove si è svolta la Giornata Nazionale delCreato. Sono partito con tre giovani sposi che sono anche papà. Due di lorolaureati. Uno rimasto disoccupato da poco con a ricarico moglie e tre splendidebambine. Tutti e tre cercano lavoro. Non vogliono lasciare la nostra terra. Noncercano "la raccomandazione".   

Lì ci siamo confrontati conl’esperienza qualificata ed entusiasmante di altri giovani che all’inizio, conla saggia guida di Mons. Boccaccio e, oggi del loro vescovo Mons. Ambrogio Spreafico,hanno dato vita da diversi anni a una grande cooperativa. Una cooperativa chegestisce una casa per anziani, strutture ricettive, ludoteche per diversamenteabili, un centro Raee per la raccolta di materiali elettrici vari che, se nonadeguatamente smaltiti, diventano pericolosi. Una cooperativa che dona lavoro apiù di cento persone.  A tante famiglie. 
Questigiovani, questi saggi imprenditori ci hanno consegnato una potente lezione: isogni uccidono le paure, danno forza, energia, luce. Ci trasformano in piccoligiganti della speranza che si rifiutano di rifugiarsi nei dondoli riposantidell’ormai, della delega, delle mormorazioni. Vie di fuga che allungano lenostre agonie. Metastasi che aprono il varco al timore servile verso il potentedi turno.  Il nostro Laboratorio dellasperanza muove i suoi primi passi. È ancora un neonato. Possiamo dire che oggiinsieme a voi, cari sindaci, sta per ricevere "il suo battesimo". Facciamolocrescere, camminare, diamogli da mangiare. Sulla Rete vengono diramati alcuniprogetti che leggo con attenzione. Ne ricordo alcuni: Resto al Sud, Nuove imprese atasso zero, ideati per promuovere e sostenere l’imprenditorialitàgiovanile. Visioniamoli insieme.   

Concludo annunciandovi dueeventi che dobbiamo impegnarci a promuovere e programmare come una preziosavetrina di rilancio per il nostro territorio, il nostro ambiente.   

La Conferenza EpiscopaleSiciliana e la Regione Sicilia hanno siglato un accordo per la raccoltadifferenziata nelle parrocchie. La Conferenza Episcopale Italiana   haaccettato la candidatura della nostra Chiesa di Cefalù per ospitare la prossimaGiornata Nazionale del Creato.   

Ho finito. Ora ascolto Voi.Ascoltiamoci tra di noi.  

✠Giuseppe Marciante  


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